MONDO BIO


Siamo quel che mangiamo, mangiamo Biologico ma con conoscenza

Conoscere il biologico nelle Marche

Sul settore del biologico, si sta concentrando l’interesse di un numero crescente di consumatori.

La Regione Marche considera l’Agricoltura Biologica come parte integrante del sistema economico e sociale e il sostegno al settore è stato inserito come uno degli obiettivi prioritari nel Piano di Sviluppo Rurale.

Molto spesso ciò di cui ci preoccupiamo è quello che indossiamo o quello che abbiamo, senza renderci conto che quello che mangiamo, che immettiamo nel nostro corpo, è in assoluto la cosa più importante. Una corretta educazione all’alimentazione ci consente di scegliere ciò che siamo e che cosa vogliamo per noi e per i nostri figli. Una cultura del territorio e dei suoi prodotti farà, nei prossimi anni, la differenza in termini di ambiente, di qualità della vita ma anche di risorse finanziarie per noi e per gli altri.

Che cos’è l’agricoltura biologica      

L’Agricoltura Biologica: attività economica, che raggiunge i propri obiettivi produttivi utilizzando al meglio sia le risorse naturali, sia l’energia rinnovabile e gratuita fornita dal sole, oltre ai saperi della “civiltà contadina” e le più recenti acquisizioni della ricerca applicata. Le produzioni ottenute dall’Agricoltura Biologica si fondano su un’ approfondita conoscenza dei meccanismi naturali che stanno alla base dei cicli biologici delle colture e dei meccanismi di controllo delle malattie e degli insetti nocivi. Di fronte a situazioni eccezionali, di proliferazione di parassiti, in cui è necessario intervenire, l’Agricoltura Biologica, grazie alla ricerca più recente, riesce a contenere le avversità senza l’utilizzo di sostanze chimiche di sintesi.

Perché consumare prodotti biologici?

Di norma il cittadino è scoraggiato ad acquistare i prodotti da Agricoltura Biologica, a fronte di una spesa superiore rispetto agli equivalenti prodotti convenzionali; ciò è giustificato dai seguenti motivi:
• le rese produttive delle colture sono mediamente più basse del 20 – 40% rispetto ai prodotti convenzionali;
• l’uso delle rotazioni con foraggere riduce la produttività complessiva dell’azienda agricola;
• l’operatore biologico sostiene costi maggiori per la commercializzazione del suo prodotto, dovuti alla bassa incidenza del settore Biologico sul mercato (la realtà del Biologico rappresenta mediamente il 10% delle aziende agricole e l’1,5 – 2% dei prodotti alimentari normalmente consumati).
L’Agricoltura Biologica sarà una delle poche agricolture che permetterà alle prossime generazioni di godere anch’esse del capitale naturale (terra, acqua, aria) di cui attualmente disponiamo, in virtù del concetto di sostenibilità.

Per tutti questi motivi è d’uopo riconoscere al prodotto biologico un “valore ALTrO”, che tenga conto di tutti quei costi che l’agricoltura convenzionale scarica sulla collettività.

Il cittadino-consumatore o l’amministrazione pubblica che acquista prodotti biologici possono essere considerati “co-produttori” nella misura in cui, scegliendo di consumare prodotti derivanti dall’Agricoltura Biologica, investono sull’ambiente naturale da cui tutti noi dipendiamo; essere “co-produttori” vuol dire sentire la responsabilità di poter orientare, con le proprie scelte di consumo, un settore fondamentale come quello agro-alimentare, dal quale dipende la salute e l’economia del bilancio delle famiglie nonché il futuro delle nostre generazioni.
Riconoscere l’“ALTrO valore” alle produzioni biologiche vuol dire, nel concreto, assumere delle scelte consapevoli (da parte del consumatore o dell’amministrazione pubblica), sostenere l’agricoltura locale (come quella marchigiana, da sempre pioniera in questo settore) e supportare tutte le piccole aziende dislocate nel territorio regionale che hanno scelto, altrettanto consapevolmente, di contribuire alla nascita della filiera corta, alla trasparenza del prezzo, allo sviluppo della certificazione biologica, aprendo infine le proprie aziende a quanti vogliano condividerne gli sforzi profusi.

Coltivare in modo biologico     

Nelle coltivazioni biologiche si esaltano e si facilitano i meccanismi naturali per l’incremento dei raccolti e per il controllo delle malattie e degli insetti nocivi: a tal fine, l’Agricoltura Biologica fa uso di prodotti fitosanitari e fertilizzanti di origine naturale, vieta l’utilizzo di ormoni della crescita, antibiotici o manipolazioni genetiche.
Gli agricoltori biologici fanno ricorso ad una serie di tecniche che contribuiscono al mantenimento degli ecosistemi, riducendo l’inquinamento e valorizzando le naturali capacità delle piante di creare un equilibrio con l’ambiente ed il territorio.

GESTIONE DEL SUOLO
Le tecniche di produzione biologiche tutelano la risorsa suolo, evitando fenomeni di erosione e desertificazione, eliminando l’utilizzo di sostanze inquinanti e contemporaneamente, mettendo in atto strategie per incrementare il livello di fertilità del terreno.
Le principali azioni sono l’impiego di letame o altro materiale organico.

FERTILITÀ DEL SUOLO
L’Agricoltura Biologica ha come base della capacità produttiva la fertilità intrinseca del suolo. Scopo della fertilizzazione non è quello di nutrire direttamente le piante come avviene con i concimi chimici solubili utilizzati nell’agricoltura convenzionale, ma di rendere vitale il terreno accrescendo la sostanza organica presente.

Il terreno è considerato come un vero e proprio “organismo vivente”, che grazie all’azione dei suoi microrganismi trasforma le sostanze organiche complesse in elementi semplici, che verranno poi assorbite dalle piante per le loro necessità produttive.
A tal fine, si predilige l’uso del letame e dei liquami come fertilizzanti

DIFESA DELLE PIANTE
La difesa fitosanitaria parte dalla prevenzione. Nelle aziende biologiche si cerca innanzitutto di creare condizioni favorevoli allo sviluppo degli antagonisti naturali dei parassiti e alla crescita sana delle piante coltivate. Vengono ripristinate le siepi e vietate le monocolture, per migliorare la biodiversità aziendale. Le varietà coltivate, dove possibile, sono scelte tra quelle che garantiscono una maggiore resistenza alle malattie.

Nella difesa diretta si fa uso solo delle tecniche di lotta biologica (distribuzione di insetti, acari, nematodi, virus e bacilli che contrastano il proliferare dei fitofagi e l’utilizzo di trappole specifiche), di prodotti ampiamente sperimentati come innocui per l’uomo (zolfo e rame) e altri prodotti naturali (piretro, olio di Neem, legno quassio, polvere di diatomee, propoli, ecc)

CONTROLLO DELLE ERBE INFESTANTI
 Il controllo delle malerbe non viene eseguito con prodotti chimici. Si praticano le rotazioni, che evitano la specializzazione della flora infestante e servono anche per mantenere vitale il terreno.

Le tecniche dirette di controllo sono in pratica meccaniche e sono eseguite con mezzi specifici: frese, sarchiatrici, rincalzatrice, zappatrice e erpice strigliatore.

I prodotti biologici trasformati

In Agricoltura Biologica, attualmente sono consentiti solo 47 additivi alimentari, compresi gli eccipienti, per lo più innocui o tollerabili, contro i 360 dell’agricoltura convenzionale, spesso usati per mascherare difetti e carenze di materie prime scadenti.
L’Agricoltura Biologica ha rappresentato uno dei primi esempi di certificazione di filiera: ogni fase del processo produttivo è controllata e certificata fino al consumatore finale.

I vantaggi del consumo di prodotti biologici
Il Biologico si è ormai consolidato, nell’opinione pubblica e nell’ambiente produttivo, come una possibile soluzione ad un modello di sviluppo agricolo capace di tutelare contemporaneamente qualità delle produzioni, salute e ambiente: numerosi sono gli studi che ne attestano la qualità superiore, sia dal punto di vista nutrizionale sia per l’assenza di sostanze tossiche.

L’Agricoltura Biologica può contribuire all’accumulo di riserve di carbonio organico nel suolo, limitando il riscaldamento climatico globale grazie ad un maggiore assorbimento di CO2.

L’Agricoltura Biologica può essere considerata perfettamente aderente al principio della sostenibilità, essendo in grado di “soddisfare i bisogni delle attuali generazioni senza compromettere tale possibilità per le generazioni future. Questo concetto comporta un bilanciamento tra fattori ecologici, economici e sociali” (Rapporto Brundtlandt, 1987).